Una quantità di sepolture disseminate in tutto il territorio (cippi funerari, oggetti ornamentali in bronzo, iscrizioni) testimonia la presenza umana dal neolitico al periodo della civiltà picena. L'insediamento più cospicuo è sorto dopo la conquista del Piceno da parte di Roma (268 a.C.). Secondo i più recenti ritrovamenti, esso copriva un territorio molto vasto. Resti di ville rustiche, domus, sepolture alla cappuccina, cisterne, terme, fanno ritenere che la prima Comunanza sia stata un centro di approvigionamento molto attivo. "Comunanthia Ascolanorum", secondo Mons. Marcucci, nasce in un' ansa del fiume Aso, tra i resti del primo insediamento romano. È il VII sec. d.C. Segni e simboli sulle pietre sembrano testimoniare una presenza templare intorno al 1200 sia nel centro storico che in località Cossinino II. "Castrum Comunathie" fu periodicamente assediato da bande di briganti fino al XVII sec., quando tornò finalmente alla vita normale. Si costruirono nuove chiese, un teatro. Rinomata fu la lavorazione del panno e la tintura; nacquero nuove botteghe artigiane, fra le quali due laboratori di archibugieri. Nella nuova temperie economica-culturale, si svilupparono le arti, rappresentate in Italia ed in Europa, tra seicento e settecento, da Sebastiano Ghezzi e, soprattutto, dal figlio Giuseppe e dal nipote Pierleone.
Cenni storici
La nascita del Comune (1324), voluta e sostenuta da Ascoli dopo la definitiva distruzione della vicina rocca di Montepassillo (1521), conferma la notevole importanza strategica che la cittadina picena annetteva a quella comunanza di fuorusciti ascolani.
Il primitivo nucleo cittadino è rappresentato dal piccolo agglomerato, stretto alla base della collina e l’ansa del fiume Aso in posizione ben protetta, lasciando al solo ponte l’unica via di accesso all’abitato.
La cittadina diede i natali ad una delle famiglie di artisti che questo territorio abbia potuto esprimere, i Ghezzi che, trasferitisi a Roma ed entrati a far parte dell’Accademia dei Pittori di S. Luca, intrapresero una fortunata carriera artistica a cavallo fra due secoli il XVII e XVIII e di cui lasciano tracce nella chiesa di S Caterina con le tele raffiguranti S Liborio e i Ss Giovanni Battista e Giuliana di mano di Giuseppe mentre la Madonna di Loreto è opera insieme del figlio Pier Leone e di Antonio Amorosi , amico ed entrambi discepoli di Giuseppe.
Ancora più a monte l’invaso artificiale di Gerosa che con i suoi 12.000.000 m3 di acqua oltre a costituire un enorme serbatoio per l’irrigazione delle colture lungo la valle dell’Aso, costituisce un’attrattiva turistica.